Distinzione tra Bonus Facciate e Decreto Rilancio

facciata edificio

In questo approfondimento vogliamo fare un po’ di chiarezza sulle differenze tra Bonus Facciate e il recente decreto Rilancio (Decreto Legge n.34 del 19 Maggio 2020) perché ancora molte persone ne confondono i contenuti e gli ambiti di applicazione.

C’è una differenza sostanziale tra il bonus facciate e il decreto rilancio.

Bonus Facciate

Il bonus facciate consente una detrazione del 90% dei costi di recupero della facciata esterna.

Chi rientra nel bonus facciate

Il bonus facciate è’ rivolto alle zone A (centri storici) e alle zone B (zone di saturazione edilizia o completamento) e punta alla riqualificazione dei centri storici e delle aree edificate di tipo B. Quindi innanzitutto è necessario capire che per accedere al bonus facciate l’immobile deve appartenere in una zona A o B, come requisito fondamentale.

In cosa consiste il bonus facciate

Rientreranno nella detrazione tutte quelle opere adatte al ripristino della facciata esterna e del decoro architettonico della stessa, ivi comprese le opere per interventi di riqualificazione energetica sempre legate alla facciata.

Vantaggi

non sono previsti limiti massimi di spesa (quello che spendi, spendi) e potrà essere detratto il 90% in 10 anni senza però la possibilità di cedere il credito (almeno ad oggi). È stato opportuno fin qui farsi quindi 2 conti…

Fino ad oggi non è stato possibile la cessione del credito …ma attenzione, il decreto rilancio (di cui sotto) ha inserito questa possibilità anche per il bonus facciate.

Decreto rilancio (chiamato anche Ecobonus 110%)

È possibile detrarre il 110% dell’importo dell’intervento in 5 anni.

Chi rientra nel decreto rilancio

Tutti gli interventi sulle prime case che mirano al recupero energetico dell’edificio.

È vincolante un miglioramento delle prestazioni energetiche (di minimo 2 classi) per una detrazione massima di 60.000 € per ogni unità per interventi legati alle superfici opache; oltre a una detrazione massima di 30.000 € per interventi legati alla sostituzione di impianti di riscaldamento, raffrescamento, fornitura di acqua calda sanitaria, in favore di nuovi impianti in classe A centralizzato.

Per cui, se effettuassi ad esempio un intervento di €60.000 + €30.000, una persona fisica (persona comune) è dovrebbe detrarre tale importo dall’Irpef (nei 5 anni successivi all’intervento stesso). Ecco che diventerà fondamentale la possibilità che si prospetta di poter cedere il credito d’imposta ad istituti di credito, e altri intermediari finanziari.

Considerazioni

Chiaro che solo con la facciata diventa difficile (se pur non impossibile) il salto di 2 classi…questo perché l’intenzione è quella che l’efficientamento energetico riguardi l’intero sistema edificio, attraverso una progettazione integrata che coinvolgerà molti aspetti del corpo di fabbrica, con varie ambiti soggetti a diverse detrazioni.

Cosa non è noto

  • Non è ancora noto quali saranno le “voci di spesa accessorie” potrebbero rientrare nella detrazione al 110%;
  • Non è ancora noto i requisiti dei materiali che dovranno essere utilizzati per le coibentazioni (Criteri Ambientali Minimi) con un certo grado di efficienza energetica e con una possibilità di riciclo dei materiali stessi.

La novità vera è la possibilità di cessione del credito

Come si può fare oggi?

Oggi un intervento per riqualificazione energetica (comprese anche le facciate) in qualsiasi ambito di (oltre non solo Z.T.O. A e B) è potenzialmente detraibile al 65%, (oppure al 50%) dimostrando l’effettivo miglioramento delle prestazioni energetiche.

Articolo realizzato da Andrea Zuccher, architetto a Verona e titolare dello studio di architettura Inside Project.